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Sonetto 112 - Veggio al mio danno acceso e largo il Cielo, - Druckversion

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Sonetto 112 - Veggio al mio danno acceso e largo il Cielo, - ZaunköniG - 18.05.2026

Veggio al mio danno acceso e largo il Cielo,
  E al mio giusto desio sdegnoso e parco,
  E del gran mal, c’ ho sempre il petto carco,
  Mostro la minor parte, e l’ altre celo.

Nè spero omai, ch’ al variar del pelo,
  Girando il dì, ch’ a mio mal grado varco,
  Cangi l’ alma lo stile, o ’l grave incarco,
  Men nojoso sopporti il mortal velo.

Beata lei, che con un fuoco estinse
  L’ altro più interno, e dall’ ardita Morte
  Fu ’l martir lungo in sì brev’ ora spento.

Ma timor dell’ eterne fè più corte
  Le pene sue; lo mio furor distrinse
  Maggior paura, e non minor tormento.